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Relazione del 13/12/03
Dott.ssa Teresa Chimenz
Sorda postlinguale
Ho 73 anni sono medico radiologo in pensione, vedova con due figlie.
Sono diventata sorda all’età di 4 anni in seguito ad una malattia infettiva –
il tifo-durante un’epidemia qui a Roma.
Le tossine hanno intaccato le fibre nervose di tutte e due i lati, non
completamente, per cui per molti anni i miei genitori, le mie amiche, le
maestre, il pediatra non avevano rilevato questo deficit; anzi mio padre mi
rimproverava perché ero distratta e mi facevo ripetere le frasi che non
avevo sentito.
Verso i 9 anni ci sono state le condizioni perché i miei genitori capissero
che la distrazione non c’entrava ma c’era un problema da esaminare .
Poi c’è stata la guerra ,con ben altri problemi e così sono arrivata a15 anni,
quando finalmente un otorino ha dato una sentenza : c’è una sordità , ma
non c’è alcun rimedio.
Ho fatto tutto il corso regolare degli studi ,con una fatica improba ;avevo
sempre la paura di non capire le domande,anziché non sapere le risposte,e
non potevo seguire le lezioni.
Allora l’handicap era un tabù, una vergogna ,bisognava nasconderlo ad
ogni costo per cui mi sono trovata spesso in situazioni strane, addirittura
grottesche e comunque equvoche ,che mi hanno danneggiata nei rapporti
con le persone e negli ambienti di lavoro .
Ho ppreso la laurea in medicina a 24 anni e a quel punto ho deciso senza
alcun consiglio né aiuto che avrei dichiarato apertamente il mio difetto e
ho cominciato a sperimentare una protesi acustica .devo dire in realtà che i
vari apparecchi che ho usato non mi davano un grande aiuto in quanto i
suoni mi risultavano molto alterati rispetto a quelli che in precedenza
avevo sentito, ora la sordità cominciava a progredire ; inoltre il rimbombo
delle protesi era talmente fastidioso da coprire le voci .
La sordità è aumentata molto dopo i 40/50 anni e dopo i 60 non sentivo
quasi più niente ,non potevo telefonare e la conversazione era molto
difficoltosa anche usando le protesi di tipo tradizionele (ho sperimentato
varie marche).
Pur lavorando sempre in ambienti sanitari sia privati che pubblici, a stretto
contatto con medici specialisti , anche otorino, non avevo mai sentito
parlare né letto nulla sugli impianti cocleari, solo per una fortuita
informazione di una’amica ,non del campo medico,mi sono attivata per
conoscere questo tipo di intervento e informarmi dove e come era possibile
eseguirlo.
Così sono stata messa in contatto con l’equipe del prof. Filipo che con
competenza e cura quasi amorosa mi ha preparato e sottoposta
all’intervento nel dicembre 97, lìintervento non ha comportato particolare
dolore e la convalescenza è stata rapida e senza complicazioni.
Quando ,dopo circa un mese, ho ricevuto il processore ,che sarebbe questa
scatolina che è un computer collegato al microfono che sta nella mia testa,
mi sono avventurata a guidare la mia macchina (avevo già la patente e
guidavo da 40 anni) mi sono stupita di come potevo sentire i rumori
circostanti senza troppo rimbombo e fastidio.
Nei mesi successivi sono stata riabilitata da alcune logopediste che pur
essendo molto brave e specificatamente competenti ,sono volontarie, e mi
sono stupita che presso la Cattedra di Otorino dell’Università “La Sapienza
di Roma non ci fosse un’organico per questo servizio indispensabile ai fini
del recupero specialmente per coloro che sordi dalla nascita non hanno mai
sentito in precedenza
È come se ad un individuo a cui è stata messa una protesi all’anca non si
consigliasse la riabilitazione motoria.
Queste logopediste mi hanno portato pian piano a sfruttare le possibilità
dell’impianto,con esercizzi e piccoli accorgimenti,ora posso usare il
telefono e La conversazione personale è mplto facilitata,ma soprattutto non
vivo nella tensione continua in cui ho passato la maggior parte della mia
vita ,anche se, come dice la dott.ssa Bosco sono sempre una persona sorda
“una handicappata grave”come risulta dai certificati della mia invalidità.
Questo impianto mi consente una autonomia della batteria ,ricaricabile ,di
circa 8/10 ore con questa possibilità stoaddirittura lavorando di nuovo,
come volontaria, presso un collegio-seminario,come medico potendo
tessere una serie di contatti con specialisti,uffici, pratiche ospedaliere ecc.
cavandomela sufficentemente bene.
I modelli più recenti dell’impianto sono molto più perfezionatie più
comodi (il tutto in sede retroauricolare) con un piccolo processore quasi
delle dimensioni delle antiche protesi acustiche .Noi ,che abbiamo apertola
strada al modello di I° generazione ci dobbiamo accontentare del vantaggio
ricevuto e ci auguriamo che la tecnologia avanzi sempre di più per le
generazioni che seguiranno .