La Chiocciolina


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Bosco

Associazione "La Chiocciolina"
I Convegno Nazionale
UN' ALTERNATIVA ALLA SORDITA'; L'IMPIANTO COCLEARE
13 dicembre 2003 - Sala della Protomoteca del Campidoglio - Ro
ma

L'IMPIANTO COCLEARE RISOLVE TUTTI I PROBLEMI DELLA SORDITA'?

Dott.essa Ersilia Bosco
Psicologo Clinico
Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Problematiche della Sordità
Università "La Sapienza" - Roma


Questa è la domanda che mi sento spesso rivolgere ,molto simile a quella che mi ponevo anch'io ormai 12 anni
fa all'inizio del nostro approccio con gli impianti cocleari.
La mia lunga esperienza come psicologo clinico con i bambini e gli adulti sordi e con le loro famiglie mi
portava a ritenere soddisfacenti seppur estremamente impegnativi i risultati ottenibili con le metodiche
protesiche tradizionali e una riabilitazione logopedica adeguata. La consulenza alla famiglia e agli insegnanti mi
aveva comunque chiarito la necessità di creare una rete di sostegno e di competenze che sostenesse con amore
intelligente il bambino sordo così da consentirgli il raggiungimento di obiettivi personali ,scolastici e poi
professionali adeguati alle possibilùà di base.
La proposta del Professor Roberto Filipo di aprirci all'esperienza degli impianti fu accolta da me con diffidenza
e peiplessità. Temevo si trattasse di una tecnologia ancora sperimentale frutto più dell'ansia normalizzatrice dei
ricercatori ("vogliamo trasformare i sordi in udenti") che di una realistica e sperimentata possibilità di restaurare
l'udito.
Insomma pur essendo un clinico e un ricercatore curioso e attento alle novità, anch'io mi opponevo al
cambiamento perché cambiare significa abbandonare modalità ormai consolidate, significa aprirsi. a nuove
esperienze, guardare con uno sguardo diverso gli oggetti che compongono il nostro universo. Tutti noi sappiamo
che il cambiamento è un processo faticoso e spesso non privo di sofferenza anche quando cambiare implica la
possibilità di un miglioramento (ad esempio traslocare in una casa più grande).
Come ho cambiato idea?
Studiando e verificando di persona ,grazie alla possibilità offerta dal prof Filipo, a me e ai colleghi di visitare i
Centri esteri più accreditati.
Non mi vergogno di dire che ho avuto bisogno di vedere con i miei occhi, sentire con le mie orecchie capire
bene con la mia mente per accettare questa nuova possibilità.
Oggi risponderei alla domanda che mi ponevo all'inizio semplicemente dicendo che l'impianto cocleare ,nei casi
adeguatamente selezionati e valutati, non risolve tutti i problemi della sordità:
l'impianto cocleare offre "soltanto" la possibilità di sentire e di sentire in maniera sovrapponibile all'udito
normale ( ad esempio si percepiscono anche le frequenze acute essenziali nella discriminazione dei suoni
consonantici difficilmente percepibili con le protesi acustiche) seppur ancora con limiti (ascolto in un ambiente
in cui il rapporto segnalei rumore sia sfavorevole; variabilità soggettiva nell'apprezzamento della musica).
Ma questo "soltanto" significa per i bambini sordi la possibilità di apprendere il linguaggio parlato, e poi quello
scritto, più velocemente e con una quota di sforzo notevolmente inferiore a quello necessario anche quando si
utilizzano con un certo vantaggio le protesi acustiche tradizionali. Significa un arricchimento delle possibilità di
conoscenza e di condivisione delle esperienze personali.
Significa ascoltare e riconoscere le voci, godere dei suoni, percepire con significato i rumori e i segnali
d'allarme, vivere con maggior pienezza il mondo in cui si vive perché il suono possiede per noi umani anche una
essenziale componente affettiva ( ricordo di voce di una persona cara o odiata) e ci pone più intimamente in
contatto con la realtà che ci circonda , basti pensare al senso di disagio che si prova quando ci troviamo in
ambienti acusticamente estranei.
D'altra parte la mia riluttanza iniziale non era dovuta soltanto alla paura del nuovo. Infatti ,come tutti coloro che
si sono confrontati direttamente con la disabilità e sono riusciti a "farci amicizia", consideravo (e considero
tuttora) la sordità come una disabilità percettiva insidiosa perché poco visibile e facilmente foriera di pesanti
effetti secondari ma non un nemico da combattere, un drago da sconfiggere bensì una realtà umana tra le altre,
una forma diversa per affrontare la comune esistenza, da cui possiamo anche apprendere nuove e più civile
modalità di vita sociale.
Spesso diamo per scontate e ovvie realtà complesse quali ad esempio il linguaggio. La comparsa della parola nel
bambino non rappresenta l'espressione di strutture geneticamente predeterminate che si attivano con
l'esposizione al linguaggio bensì il frutto di un intreccio tra predisposizione genetica, apparato sensorio intatto
(vista udito tatto olfatto gusto apparato motorio) dotazione cognitiva, il tutto all'interno di relazioni affettive
positive e di scambi comunicativi adeguati nell' ambiente familiare e sociale.
Con tale consapevolezza sentire la prima parola pronunciata da un bambino sordo, vedere una madre che guarda
con occhi affettuosi il proprio bambino che spiega ai compagni che lui ha bisogno dell'apparecchiò"perché così
ci sento", partecipare alla seduta di laurea in geografia dI un giovane sordo profondo rappresentano significative
conquiste ,vera gioia e stimolo per continuare. Inoltre credo che proprio il fatto di non avere accettato l'impianto
cocleare in base ad un atto di fede nel progresso tecnologico mi consenta di comprendere i dubbi e le perpiessità
dei genitori e degli adulti sordi che si rivolgono a noi per sapere cos'è l'impianto cocleare e ,soprattutto, se
èadatto per il proprio figlio o per sé stessi. Dubbi e incertezze infatti possono rappresentare una positiva
premessa per affrontare adeguatamente attrezzati un nuovo sentiero nel cammino verso la piena realizzazione
umana del bambino sordo. Il dubbio può divenire una guida per affrontare la realtà e 1' enorme quantità di
informazioni offerte spesso caoticamente dai mass media e dagli strumenti informatici.
Come già dett9 l'impianto cocleare offre la possibilità di sentire e di sentire in maniera sovrapponibile all'udito
normale. In via di conc~sione voglio sottolineare un'altra possibilità cui l'impianto cocleare può contribuire
efficacemente : riattivare la fiducia nelle possibilità del bambino sordo da parte degli adulti ( genitori, nonni,
logoterapisti, insegnanti...) che si prendono cura di lui.
Ciò implica un ampliamento delle prospettive per la sua vita futura e permette al bambino di acquisire un
sentimento del Sé più solido e ricco.
Questo è possibile quando il Centro per gli impianti cocleari ha strutture adeguate e un team pluridisciplinare,
preparato e motivato, in grado di attivare un processo che coinvolge e sostiene la famiglia, che considera
accuratamente i punti di forza e di debolezza della persona sorda, crea percorsi riabilitativi personalizzati e
collabora con le agenzie educative ( scuola, università associazioni per il tempo libero, boy scout etc). Allora, e
solo allora, può instaurarsi quel circolo virtuoso che mette in gioco nuove energie e consente alla persona sorda
e ai suoi familiari di ampliare realisticamente le prospettive della propria esistenza.


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